La prevenzione del MOBBING

La prevenzione dovrebbe essere lo strumento principale da adottarsi per evitare che il conflitto quotidiano in un’organizzazione degeneri in un conflitto mirato, questo perché l’azione su un caso di Mobbing in pieno svolgimento può risultare abbastanza ardua. L’opera di prevenzione deve essere indirizzata da un lato all’azienda e dall’altro ai singoli lavoratori, con l’obiettivo di impedire che un banale conflitto irrisolto possa diventare un vero caso di Mobbing.

E’ importante, quindi, che le aziende adottino, accanto alle azioni di prevenzione dello stress lavoro correlato (imposte dal D.Lgs. 81/08), anche delle azioni di prevenzione del Mobbing che in nessun modo possono corrispondere alle prime. Infatti il Mobbing può generare stress nelle vittime o può essere favorito dalla presenza di stressori nel contesto occupazionale, ma il Mobbing non è stress lavoro correlato. Occorrono quindi delle azioni di prevenzione diverse da quelle della prevenzione di quest’ultimo.

In particolare, in ottica di prevenzione primaria, la formazione può essere un modo per contenere o comunque limitare il fenomeno del Mobbing. Parallelamente la prevenzione primaria è il tentativo di impedire lo sviluppo di una “malattia” o di un evento sfavorevole in una popolazione a rischio. La formazione, in particolare, deve mettere in luce le caratteristiche del fenomeno, fornendo delle strategie per riconoscere i segnali premonitori e deve essere mirata a incoraggiare lo sviluppo di abilità interpersonali che frenino la possibile messa in atto di comportamenti vessatori.

Essa può essere indirizzata a diversi livelli: a livello aziendale, con specifiche modalità formative di gestione del conflitto e del Mobbing. A questo livello è plausibile intervenire sulla politica e sull’atteggiamento direttivo per migliorare la gestione delle situazioni critiche; a livello professionale, rivolgendosi a quei professionisti (psicologi, medici, avvocati..) che sono i primi punti di riferimento a cui si rivolge una persona con problemi sul lavoro; infine a livello individuale, rivolta alle singole persone e mirata a rinsaldare i principi dell’autostima.

Formazione è quindi la parola chiave per prevenire o limitare le situazioni di Mobbing. L’attività di prevenzione primaria è fondamentale per migliorare la qualità della vita lavorativa, il benessere ed evitare l’emarginazione sociale, creando un ambiente di lavoro positivo prima che si presentino i sintomi di disagio.

Tuttavia, se in alcuni casi ciò non fosse possibile, esistono forme di prevenzione secondaria e terziaria. La prevenzione secondaria è volta a ridurre la prevalenza della morbosità attraverso l’abbreviazione della durata, della diffusione e del contagio di una “malattia” o di un evento sfavorevole che è già comparso in una certa popolazione. Quella terziaria ha l’obiettivo di attenuare le conseguenze della “malattia” o dell’evento sfavorevole nei soggetti che ne sono stati colpiti.

In particolare, in queste due forme di prevenzione rientrano i percorsi d’aiuto rivolti agli individui vittime di mobbing. I percorsi di aiuto possono essere percorsi di counseling ed orientamento, percorsi di mediazione o percorsi di psicoterapia.

I percorsi di counseling offrono alla vittima di mobbing la possibilità di lavorare sulle proprie risposte emotive alla situazione avversativa per aumentare la propria consapevolezza su quanto sta avvenendo, edapprendere come fronteggiare al meglio la situazione. Nel counseling orientativo, invece, le finalità principali sono quelle di aumentare la consapevolezza sul problema, potenziare le strategie di coping nelle situazioni avversative, rafforzare l’autostima e motivare al reinserimento lavorativo nel caso in cui il Mobbing abbia avuto come conseguenza l’estromissione dal posto di lavoro.

Per quanto riguarda la mediazione le imprese virtuose dovrebbero elaborare un codice di condotta in cui sottolineare che le molestie e la violenza non saranno tollerate e che specifichi le procedure da seguire in caso di violazione delle norme condivise, prevedendo una fase informale in cui una persona che gode della fiducia dei lavoratori e della dirigenza sia disponibile per fornire consigli e assistenza (Accordo Europeo sulle molestie e la violenza sui luoghi di lavoro, 2007). In particolare la Consigliera di Fiducia rappresenta l’attore principale per la mediazione dei conflitti interpersonali all’interno dell’azienda.

Infine, la psicoterapia, una modalità di intervento effettuata con mezzi prettamente psicologici finalizzata ad aiutare le persone nella soluzione dei propri problemi affettivi, emotivi, comportamentali e interpersonali. La differenza con gli interventi di counseling non risiede nella tipologia di mezzi, quanto nelle finalità più ampie e nella varietà degli strumenti. Indubbiamente, l’ampia gamma di possibili disturbi di rilevanza clinica manifestati dalle vittime di mobbing, in molti casi, richiede un intervento psicoterapico.

In conclusione, è importante ricordare che il Mobbing non è un problema né medico, né psichiatrico. Non è una malattia della persona, ma una malattia dell’ambiente di lavoro. Visite mediche e psicofarmaci possono essere utili per curare i sintomi e i disturbi fisici o psicosomatici che il Mobbing causa su chi né è vittima, ma non per risolvere il Mobbing stesso.

E’ quindi indispensabile riconoscere il problema il prima possibile, per intervenire con strategie mirate ed efficaci.